Abbiamo visto
L’attimo fuggente (Dead Poets Society), film del 1989 diretto da Peter Weir e interpretato da Robin Williams.
Ne abbiamo parlato, aprendo una discussione sui temi caldi del film. Abbiamo poi parlato di come si scrive una poesia, citando diversi autori e le loro opere e concluso con la costruzione di una poesia di gruppo, dove ogni ragazza e ragazzo ha contribuito, portando il suo verso.
La discussione è iniziata con le impressioni dei ragazzi, da lì si è sviluppato il dibattito e gli approfondimenti.
Le parole dei ragazzi:
“Mi ha colpito il finale, quando tutti i ragazzi salgono sul tavolo e salutano l’insegnante”.
“Il film mi ha fatto riflettere, ma mi ha anche rattristato”.
“A me ha colpito la parte dove c’è il ragazzo che faceva fatica a leggere il libro”.
“E’ stato affascinante vedere la passione che il ragazzo ci metteva nel teatro”.
“Mi ha colpito la scena finale, ma mi ha anche sorpreso, perchè non me lo aspettavo”.
“Mi ha stupita la parte in cui l’insegnante fa uscire le parole al ragazzo”.
“Mi è piaciuta la scena dell’insegnante e il ragazzo durante la lezione e anche il finale”.
“Film molto bello, mi hanno colpito le colonne sonore, soprattutto quella utilizzata durante il suicidio del ragazzo”.
“Mi è dispiaciuto per il ragazzo che si è suicidato”.
“Mi ha fatto ridere che si sono fumati il bong”.
“Il finale è stato pietoso! Perchè hanno dovuto per forza licenziare l’insegnante”.
“Mi è sembrata esagerata la reazione del preside nei confronti del ragazzo che ha scritto che voleva le ragazze a scuola”.
“Mi ha infastidito il padre che ha costretto il figlio a studiare per diventare un medico, alla fine a quei tempi c’erano pochi genitori che pensavano veramente al volere del figlio”.
“L’insegnante era l’unico che permetteva ai ragazzi di esprimere sé stessi, come quando ha aiutato il ragazzo a trovare il coraggio di parlare e a far sentire la propria voce”.
“Mi ha colpito il modo in cui i ragazzi erano inascoltati e non capiti, dagli insegnanti e dai genitori. L’annullamento dell’identità e della volontà dei ragazzi. Costretti a non pensare”.
Si è aperto un dibattito, in alcuni momenti acceso, sull’ingiustizia subìta dall’insegnante, utilizzato come “capro espiatorio”. Questo ha fatto molto arrabbiare i ragazzi. E’ stata manifestata anche una forte disapprovazione, nei confronti del compagno di classe che li ha traditi e del preside che ha cacciato dalla scuola l’insegnante. Vissuto in modo forte il tema del tradimento. E’ trapelato da parte dei ragazzi, un grande bisogno di giustizia e onestà nei rapporti umani. Il “fare la cosa giusta, anche se ti costa caro” ha imperniato tutta la discussione. Un tema davvero sentito dai ragazzi. Come il senso di ingiustizia nel subìre le decisioni degli adulti e la sensazione di non essere ascoltati e capiti. Ha colpito molto il fatto che gli adulti non lasciassero pensare liberamente i ragazzi.
Ha colpito molto anche il modo in cui l’insegnante è riuscito a tirare fuori le parole al ragazzo, spingendolo a reagire e ad essere se stesso. I ragazzi hanno apprezzato l’attenzione e la capacità dell’insegnante, di entrare in sintonia con i suoi allievi e stimolarli negli interessi e talenti personali.
Grande attenzione da parte di tutti per la scena finale, quando i ragazzi salgono sui tavoli per salutare l’insegnante. La scena ha emozionato e fatto riflettere sulla manifestazione di un rispetto, che nasce dal rapporto umano e non dalla paura o dalla costrizione. I ragazzi hanno apprezzato il coraggio dei ragazzi del film, nel ribellarsi al divieto del preside, per esprimere con forza il proprio diritto al chiarimento e al saluto, verso una persona che era stata per loro importante e che per la prima volta nella loro vita, li aveva ascoltati, capiti e incoraggiati a essere persone.
E’ stata poi proposta la creazione di una poesia d’amore.
“Abbiamo prima di tutto trovato pensato ognuno a qualcuno verso cui provavamo amore per poi proseguire tastando quel sentimento. Cosa ci trovavamo dentro? Qual’era il suo principale sintomo per noi? Da li ognuno ha cercato di trovare le parole che meglio traducevano la propria astratta visione dell’amore”.
La creazione finale è stata questa:
Calma (calma)
E la tua voce (sicurezza)
Foglia (leggerezza)
Affidabile come un volante (affidabilità)
Mi passi il ketchup
che senza non mi piace la cotoletta (attenzione)
Nel mentre ti guardo negli occhi (intesa)
E ti trovo sulla mia pelle (vicinanza)
Alla fine è stato deciso in gruppo il Titolo: “la fantasia leggera”
Hanno partecipato: Leonardo 12, Ruben 12, Gaia 13, Francesco 13, Bianca 14, Alessandro 14, Steven 14, Lamberto 15, Angelica 17. Guidati da Federico 19 anni e Francesca (insegnante accompagnatore).



