La dea Hator

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Nome: La Dea Hathor
Luogo del ritrovamento: Coptos
Luogo attuale: Museo egizio di Torino
Anno di costruzione: Durante la XVIII dinastia, regno di Amenhotep III (1390-1352 a.C.)
Materiale: Diorite
Storia: si tratta di una delle statue della dea Hathor che si trovano al Museo egizio di Torino.
Particolarità: La dea porta lo scettro uas, simbolo di potere, di solito riservato alle divinità maschili.

Ho scelto questo statua perché prima di tutto adoro l’Egitto e poi perché senza volere avendo fatto una foto e riguardandola, nel tempo mi sono affezionata a questa statua.

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Lei

Mi trovavo lì, davanti ad una dea.

Dea della musica, dell’amore e della maternità. Raffigurata con delle corna bovine e un disco solare. Volevo essere bella come lei, semplice come lei, elegante come lei, ma soprattutto sacra come lei. Contemplandola mi era sorto un altro pensiero. Pensavo a quanto tempo fa era stata costruita, io vedevo una statua che era stata scolpita, levigata e trasportata magari in un luogo sacro dell’antico Egitto, wow. Ogni volta che contemplo cose così vecchie e così piene di significato mi immergo completamente in uno stato di sonno, attrazione, ma allo stesso tempo paura. Paura che mi porta ad avere dei brividi, i brividi quelli che odio di più. Quei brividi di bello/brutto, amore/odio o meraviglia/timore. Mi capita di vedere o sentire qualcosa che mi attira ma allo stesso tempo mi mette malinconia o paura. Proseguendo nel museo continuavo a pensare a LEI, bella e sacra, ogni altra cosa non arrivava al livello di sacralità e timore a cui arrivava lei per me. Pensare al passato bene o male fa pensare a te, te che vedi quello che ERA e puoi vedere quello che sarà perché al contrario di quello che hai appena visto tu sei presente e non passato. Quando esci dal museo tutto è più luminoso, tutto è più felice e tu sei più sapiente. Quando esci, quel poco di malinconia che ti stringeva il cuore se ne va e pensi che sei ancora vivo, ma se non fossi entrato saresti rimasto morto ed ignorante.

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Marina, 17 anni

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