Il Corona Virus per me

Si marcisce dentro, reclusi in casa. Stanza 4×4. Si crede di sapere tutto ma non si sa assolutamente nulla. Le finestre… sbarrate. Tutto rimane immobile, tutto tace, si ode solo il malevolo sibilo di notizie che vengono calate dall’alto come ragni sulle loro ragnatele: “morti di Corona virus in Italia superano i decessi in Cina per la medesima malattia”.
La Vedova Nera inietta il suo veleno mortale sul braccio sinistro. “Corona virus dilaga negli USA”. Fa la sua entrata la Tarantola e stringe il collo di un innocente nel suo letale morso. Non si muore: si resta lì… inermi e incosapevoli davanti all’orlo del dirupo, davanti a violenze a cui tutti, in questo momento e in altri, veniamo sottoposti.

Basta. Inutile è la commiserazione. Le ragnatele si possono pulire, le finestre spalancare, le ferite da  veleno risanare e la muffa debellare. Esco sul balcone e guardo il panorama: prima non vedevo altro che una inquinata città, ora scorgo uno splendido cielo di celeste tinteggiato, aspetto ancora un po’ e ho la fortuna di assistere al tramonto dove il rosso sole tira a est le ombre mentre a ovest marca i lineamenti delle case all’orizzonte. Siedo e compiendo il semplice sforzo muscolare di sorridere viaggio in ogni dove rimanendo immobile… era tanto che non sorridevo, era tanto che non gioivo della mia vita.

Scende la notte ma non la temo, anzi, provo conforto nell’accogliente tepore del suo abbraccio, mi ricordo quando da piccolo mi lasciavo avvolgere da essa e il suo gelido bacio sfiorava la mia fronte provocando un brivido che, correndo attraverso la mia schiena, avrebbe rilassato ogni vertebra.

Il cielo notturno è ricoperto da una miriade di stelle… io rincaso nel mio piccolo monolocale, mi stendo sul letto e mi addormento quieto e sereno come un bimbo mantenendo tirato sul viso un tiepido sorriso.

Federico, 13 anni

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